
Davvero contento sono solo quando ho mangiato pesce. Ho anche molti altri motivi per essere contento: tanti che, pure, me ne vergogno un po’. Anche gli accordi di nona, per esempio, specie in Re maggiore, facilitano la mia produzione epatica, quelli di tredicesima fanno gioire addirittura le mie ghiandole surrenali. Ogni minerale di cui io abbia bisogno, in effetti, si trova anche nei sardoni di Barcola.
La mia disposizione metafisica è piuttosto corroborata soprattutto dall’uso della malvasia istriana. Certo, i francesi mi hanno sempre confortato, lo chateau d’Yquem è il mio ideale epistemologico, per non parlare di quel calvados che mio padre aveva trovato. Ma la ribolla gialla di Cormons contiene, in potenza, tutti i principi etici di cui posso avere bisogno, alla luce delle necessità antropologiche.
Ho un debole per il suono dei pickups combinati delle Stratocaster del ‘65, quelli che ci fece sentire Albert Collins, che con un piccolo trucco riusciva a vedere più in là dello stesso Leo Fender. Anche il tocco vetrato sulle corde, con le nuances necessarie quanto ineffabili di Ry Cooder, introduce in questa parte dell’universo il gusto ed il senso dell’autentico combattimento: quello che conduce alla sconfitta della miseria.
Non è facile, oggi, procurarsi del vino erotico. Questi tecnici sanno sintetizzare qualunque gusto, queste dannate barriques aggiungono forti odori profondamente stranieri neanche fossero Dior, ma il senso della pietra carsica di certe quasi ignote bevute, illuminate dalle lampade a petrolio, mancano. Il vino è come il pensiero, quand’è manipolato, manca di introdurre la naturale riproduzione.